Osgood-Schlatter nei giovani sportivi: calcio, corsa e pallavolo aumentano il rischio?

Osgood-Schlatter e sport: calcio, corsa e pallavolo

Un ragazzo di 12 o 13 anni gioca a calcio tre o quattro volte alla settimana. Improvvisamente comincia a lamentare dolore sotto il ginocchio durante gli allenamenti, soprattutto quando corre, salta o calcia il pallone.

A riposo sta meglio. Appena torna in campo, il dolore ricompare.

Una delle possibili cause è ilmorbo di Osgood-Schlatter, una condizione molto comune durante la crescita e particolarmente frequente nei giovani che praticano sport.

Ma è davvero lo sport a provocarlo? Quali discipline espongono maggiormente questa zona alle sollecitazioni? E soprattutto: un ragazzo con Osgood-Schlatter deve smettere di allenarsi?

Perché l’Osgood-Schlatter è frequente nei giovani sportivi?

Durante la crescita, la tuberosità tibiale – la prominenza ossea situata appena sotto il ginocchio – non ha ancora completato la propria maturazione.

È proprio qui che si inserisce il tendine rotuleo.

Ogni volta che il quadricipite si contrae durante una corsa, un salto, uno sprint o un calcio, attraverso il tendine rotuleo viene esercitata una trazione sulla tuberosità tibiale.

Nel giovane atleta queste sollecitazioni possono ripetersi centinaia di volte durante allenamenti e partite.

Se coincidono con una fase di rapida crescita e con carichi sportivi elevati, la zona può diventare dolorosa.

L’Osgood-Schlatter viene infatti considerato unaapofisite da trazione della tuberosità tibiale.

Quali sport sono maggiormente coinvolti?

Non esiste uno sport che provochi automaticamente l’Osgood-Schlatter.

La condizione viene però osservata frequentemente nelle discipline caratterizzate da ripetute accelerazioni, salti, atterraggi e cambi di direzione.

Tra queste troviamo:

  • calcio;
  • basket;
  • pallavolo;
  • atletica e corsa;
  • ginnastica;
  • altre attività che prevedono frequenti sprint e salti.

Più che il nome dello sport, quindi, è importante considerarequante sollecitazioni vengono accumulate e con quale frequenza.

Osgood-Schlatter e calcio

Il calcio rappresenta un esempio particolarmente interessante.

Un giovane calciatore alterna continuamente corsa, accelerazioni, frenate, cambi di direzione e calci.

Il gesto del calcio coinvolge intensamente l’apparato estensore del ginocchio e quindi anche il sistema quadricipite-rotula-tendine rotuleo.

Questo non significa che giocare a calcio provochi necessariamente l’Osgood-Schlatter.

Significa piuttosto che, in un ragazzo predisposto e in piena fase di crescita, un elevato volume di allenamenti può aumentare le sollecitazioni sulla tuberosità tibiale.

Un aspetto da non sottovalutare è ilcarico totale settimanale.

Allenamenti con la squadra, partita, educazione fisica, scuola calcio e magari un secondo sport possono sommarsi rapidamente.

Il problema, quindi, può non essere la singola partita ma tutto ciò che il ginocchio deve sopportare durante la settimana.

Basket e pallavolo: attenzione ai salti ripetuti

Nel basket e nella pallavolo entra in gioco soprattutto un altro elemento: il salto.

Ogni salto richiede una forte contrazione muscolare e ogni atterraggio deve assorbire importanti forze.

Ripetendo questo gesto molte volte durante allenamenti e partite aumenta il carico sull’apparato estensore del ginocchio.

Per un adolescente durante una fase di rapida crescita, la combinazione tra elevata frequenza di salti e recupero insufficiente può contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi.

E nella corsa?

Anche la corsa comporta ripetute sollecitazioni dell’arto inferiore.

In questo caso diventano particolarmente importanti il volume degli allenamenti, la loro intensità e gli aumenti improvvisi del carico.

Un ragazzo che passa rapidamente da poca attività a numerosi allenamenti settimanali può sottoporre strutture ancora in maturazione a un carico al quale non hanno avuto il tempo di adattarsi.

Per questo motivo la progressione dell’allenamento dovrebbe essere graduale, soprattutto durante i periodi di crescita.

Quali sintomi devono insospettire il giovane atleta?

Il quadro tipico è abbastanza caratteristico.

Il ragazzo riferiscedolore nella parte anteriore del ginocchio, appena sotto la rotula, in corrispondenza della tuberosità tibiale.

Il dolore tende ad aumentare con:

  • corsa;
  • sprint;
  • salti;
  • squat;
  • inginocchiamento;
  • attività sportiva intensa.

Con il riposo generalmente diminuisce.

La zona può risultare dolente alla pressione e può comparire una prominenza evidente sotto il ginocchio.

Per conoscere nel dettaglio cause, sintomi e diagnosi puoi leggere la nostra guida completa sulmorbo di Osgood-Schlatter e dolore sotto il ginocchio negli adolescenti.

Se compare dolore bisogna smettere di fare sport?

Non necessariamente.

Uno degli errori più comuni è pensare che esistano soltanto due possibilità:

continuare ad allenarsi normalmente oppure fermarsi completamente.

In realtà esiste una terza possibilità:modificare temporaneamente il carico.

L’obiettivo è individuare quali attività provocano maggiormente i sintomi e ridurne temporaneamente quantità o intensità.

In alcuni casi può significare diminuire il numero degli allenamenti.

In altri può essere necessario limitare temporaneamente sprint, salti o esercizi particolarmente dolorosi.

La decisione deve comunque essere individualizzata in base ai sintomi e alla valutazione del giovane atleta.

Si può giocare una partita con Osgood-Schlatter?

Non esiste una risposta valida per tutti.

Un lieve fastidio che non limita il movimento è diverso da un dolore che modifica la corsa o provoca zoppia.

Continuare a giocare ignorando un dolore crescente non è una buona strategia.

Allo stesso tempo, la diagnosi di Osgood-Schlatter non comporta automaticamente mesi di inattività.

Il criterio fondamentale è quindi larisposta del ginocchio al caricoe la capacità del ragazzo di svolgere l’attività senza una significativa limitazione funzionale.

Il riposo assoluto fa guarire prima?

Non necessariamente.

Ridurre le attività che provocano dolore può essere utile per controllare i sintomi, ma l’immobilità completa non rappresenta normalmente l’obiettivo.

La gestione moderna tende piuttosto verso unamodulazione dell’attività, accompagnata quando indicato da esercizi per mobilità, forza e controllo dell’arto inferiore.

Il ritorno allo sport dovrebbe quindi essere progressivo.

Il ruolo di forza e mobilità

Durante una fase di rapida crescita possono modificarsi temporaneamente flessibilità, forza e coordinazione.

Per questo la valutazione del giovane sportivo non dovrebbe limitarsi esclusivamente al punto doloroso.

Possono essere considerate, tra le altre cose:

  • mobilità del quadricipite;
  • flessibilità della muscolatura posteriore della coscia;
  • mobilità della caviglia;
  • forza dell’arto inferiore;
  • controllo durante squat, corsa, salto e atterraggio.

L’obiettivo non è trovare necessariamente una singola “causa”, ma comprendere come il ragazzo gestisce le sollecitazioni dello sport.

Che ruolo ha il piede nel giovane sportivo?

Il piede rappresenta l’interfaccia tra atleta e terreno.

Durante corsa, salto e cambi di direzione deve adattarsi al suolo e partecipare alla gestione delle forze che attraversano l’intero arto inferiore.

Per questo, quando un giovane atleta presenta sintomi ricorrenti o particolari caratteristiche dell’appoggio, può essere utile inserire anche il piede all’interno della valutazione biomeccanica.

Questo non significa affermare che un piede pronato o un determinato tipo di appoggio siano automaticamente responsabili dell’Osgood-Schlatter.

La condizione è multifattoriale.

La valutazione serve piuttosto a capire se esistono elementi funzionali che possono influenzare il modo in cui l’atleta gestisce il carico.

Quando può essere utile una valutazione podologica?

Nel giovane sportivo può essere particolarmente interessante quando sono presenti:

  • alterazioni evidenti dell’appoggio;
  • sintomi ricorrenti durante l’attività;
  • differenze marcate tra i due arti;
  • difficoltà durante corsa o salto;
  • precedenti problemi dell’arto inferiore.

La valutazione podologica può comprendere l’osservazione del piede e dell’arto inferiore in statica e dinamica e, quando indicato, l’analisi dell’appoggio attraversoesame baropodometricostatico e dinamico, associandolo allastabilometriacomputerizzata.

L’obiettivo è inserire il piede nel contesto dell’intera catena cinetica.

Un plantare può aiutare un atleta con Osgood-Schlatter?

Il plantarenon è una terapia specifica per l’Osgood-Schlattere non deve essere prescritto automaticamente a tutti i ragazzi con questa condizione.

Quando però la valutazione evidenzia una specifica indicazione podologica, un’ortesi plantare personalizzatapuò essere presa in considerazione nell’ambito della gestione complessiva dell’atleta.

La domanda corretta quindi non è:

“Chi ha l’Osgood-Schlatter deve mettere i plantari?”

ma:

“Questo particolare atleta presenta caratteristiche biomeccaniche per le quali un’ortesi plantare potrebbe essere utile?”

Sono due concetti molto diversi.

Scarpe sportive: possono fare la differenza?

La scarpa non cura l’Osgood-Schlatter.

Nel giovane sportivo è però importante utilizzare una calzatura adatta alla disciplina praticata, della misura corretta e in condizioni adeguate.

Una scarpa eccessivamente usurata o non appropriata all’attività può modificare comfort e interazione con il terreno.

Nel calcio, inoltre, devono essere considerati superficie di gioco e tipologia di suola e tacchetti.

Anche in questo caso non esiste una “scarpa per l’Osgood-Schlatter”: la scelta deve essere fatta considerando sport, piede e caratteristiche individuali dell’atleta.

Quando tornare completamente allo sport?

Il ritorno non dovrebbe dipendere soltanto dal numero di giorni trascorsi dalla comparsa del dolore.

È più utile considerare progressivamente la capacità di tollerare:

cammino e attività quotidiane → corsa → accelerazioni → salti → cambi di direzione → allenamento → competizione.

Se aumentando il carico il dolore torna a crescere significativamente, può essere necessario ridurre temporaneamente l’intensità e procedere più gradualmente.

Un messaggio importante per genitori e giovani atleti

L’Osgood-Schlatter non deve diventare né un motivo per ignorare il dolore né una ragione per avere paura dello sport.

Lo sport durante l’adolescenza offre enormi benefici.

Il punto è imparare a riconoscere quando un organismo in crescita sta ricevendo più carico di quanto riesca momentaneamente a tollerare.

Dolore, crescita e attività sportiva devono quindi essere valutati insieme.

Quando i sintomi persistono, modificano il gesto atletico o limitano l’attività, è opportuno approfondire il problema e impostare una gestione individualizzata.

Domande frequenti

Qual è lo sport peggiore per l’Osgood-Schlatter?
Non esiste un singolo sport “peggiore”. Le attività caratterizzate da numerosi salti, sprint, corsa e cambi di direzione possono però aumentare le sollecitazioni sulla tuberosità tibiale.

Un ragazzo con Osgood-Schlatter può giocare a calcio?
In molti casi sì, ma la quantità e l’intensità dell’attività devono essere adattate ai sintomi. Se il dolore limita la corsa o provoca zoppia è necessaria una valutazione.

Può fare educazione fisica a scuola?
Dipende dai sintomi e dalle attività previste. Può essere necessario modificare temporaneamente gli esercizi che provocano dolore.

Il dolore può tornare dopo essere migliorato?
Sì. Durante il periodo di crescita i sintomi possono fluttuare, soprattutto in seguito a un aumento del carico sportivo.

Serve un plantare per continuare a fare sport?
Non necessariamente. L’indicazione al plantare deve derivare da una valutazione podologica individuale e non dalla sola presenza dell’Osgood-Schlatter.

Quando bisogna fermarsi e farsi valutare?
Quando il dolore diventa importante, provoca zoppia, limita le attività quotidiane, peggiora progressivamente oppure presenta caratteristiche diverse dal quadro abituale.

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